Discorso del Papa alla sede del Gran Rabbinato a Gerusalemme
GERUSALEMME,
martedì, 12 maggio (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso
pronunciato questo martedì da Benedetto XVI presso il Centro "Hechal
Shlomo", sede del Gran Rabbinato a Gerusalemme, durante la visita di
cortesia ai due Rabbini Capo di Israele: il Gran Rabbino askenazita
Yona Metzger e il Gran Rabbino sefardita Shlomo Amar.
* * *
Distinti Rabbini,
Cari Amici,
vi
sono riconoscente per l’invito fattomi a visitare Hechal Shlomo e ad
incontrarmi con voi durante questo mio viaggio in Terra Santa come
Vescovo di Roma. Ringrazio Sephardi Rabbi Shlomo Amar e Ashknazi Rabbi
Yona Metzger per le loro calorose parole di benvenuto e per il
desiderio da loro espresso di continuare a fortificare i vincoli di
amicizia che la Chiesa Cattolica e il Gran Rabbinato si sono impegnati
così diligentemente a far avanzare nell’ultimo decennio. Le vostre
visite in Vaticano nel 2003 e 2005 sono un segno della buona volontà
che caratterizza le nostre relazioni in crescita.
Distinti
Rabbini, contraccambio tale atteggiamento esprimendo a mia volta i miei
personali sentimenti di rispetto e di stima per voi e per le vostre
comunità. Vi assicuro del mio desidero di approfondire la vicendevole
comprensione e la cooperazione fra la Santa Sede, il Gran Rabbinato di
Israele e il popolo Ebraico in tutto il mondo.
Un grande motivo
di soddisfazione per me fin dall’inizio del mio pontificato è stato il
frutto prodotto dal dialogo in corso tra la Delegazione della
Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con gli Ebrei e
il Gran Rabbinato della Delegazione di Israele per le Relazioni con la
Chiesa Cattolica. Desidero ringraziare i membri di entrambe le
Delegazioni per la loro dedizione e il faticoso lavoro nel perfezionare
questa iniziativa, così sinceramente desiderata dal mio venerato
predecessore, Papa Giovanni Paolo II, come egli volle affermare nel
Grande Giubileo del 2000.
Il nostro odierno incontro è
un’occasione molto appropriata per rendere grazie all’Onnipotente per
le tante benedizioni che hanno accompagnato il dialogo condotto dalla
Commissione Bilaterale, e per guardare con speranza alle sue future
sessioni. La buona volontà dei delegati nel discutere apertamente e
pazientemente non solo i punti di intesa, ma anche i punti di
disaccordo, ha anche spianato la strada per una più efficace
collaborazione nella vita pubblica. Ebrei e Cristiani sono ugualmente
interessati ad assicurare rispetto per la sacralità della vita umana,
la centralità della famiglia, una valida educazione dei giovani, la
libertà di religione e di coscienza per una società sana. Questi temi
di dialogo rappresentano solo la fase iniziale di ciò che noi speriamo
sarà un solido, progressivo cammino verso una migliorata reciproca
comprensione.
Una indicazione del potenziale di questa serie di
incontri si è subito vista nella nostra condivisa preoccupazione di
fronte al relativismo morale e alle offese che esso genera contro la
dignità della persona umana. Nell’avvicinare le più urgenti questioni
etiche dei nostri giorni, le nostre due comunità si trovano di fronte
alla sfida di impegnare a livello di ragione le persone di buona
volontà, additando loro simultaneamente i fondamenti religiosi che
meglio sostengono i perenni valori morali. Possa il dialogo che è stato
avviato continuare a generare idee su come sia possibile a Cristiani ed
Ebrei lavorare insieme per accrescere l'apprezzamento della società per
i contributi caratteristici delle nostre tradizioni religiose ed
etiche. Qui in Israele i Cristiani, dal momento che costituiscono
solamente una piccola parte della popolazione totale, apprezzano in
modo particolare le opportunità di dialogo con i loro vicini ebrei.
La
fiducia è innegabilmente un elemento essenziale per un dialogo
effettivo. Oggi ho l’opportunità di ripetere che la Chiesa Cattolica è
irrevocabilmente impegnata sulla strada decisa dal Concilio Vaticano
Secondo per una autentica e durevole riconciliazione fra Cristiani ed
Ebrei. Come la Dichiarazione Nostra Aetate ha chiarito, la
Chiesa continua a valorizzare il patrimonio spirituale comune a
Cristiani ed Ebrei e desidera una sempre più profonda mutua
comprensione e stima tanto mediante gli studi biblici e teologici
quanto mediante i dialoghi fraterni. I sette incontri della Commissione
Bilaterale che già hanno avuto luogo tra la Santa Sede e il Gran
Rabbinato possano costituirne una prova! Vi sono così molto grato per
la vostra condivisa assicurazione che l’amicizia fra la Chiesa
Cattolica e il Gran Rabbinato continuerà in futuro a svilupparsi nel
rispetto e nella comprensione.
Amici miei, esprimo ancora una
volta il mio profondo apprezzamento per il benvenuto che mi avete
rivolto oggi. Confido che la nostra amicizia continui a porsi come
esempio di fiducia nel dialogo per gli Ebrei e i Cristiani di tutto il
mondo. Guardando ai risultati finora raggiunti, e traendo la nostra
ispirazione dalle Sacre Scritture, possiamo con fiducia puntare ad una
sempre più convinta cooperazione fra le nostre comunità – insieme con
tutte le persone di buona volontà – nel condannare odio e persecuzione
in tutto il mondo. Prego Iddio, che scruta i nostri cuori e conosce i
nostri pensieri ( Sl 139,23), perché continui ad illuminarci
con la sua sapienza, così che possiamo seguire i suoi comandamenti di
amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze (cfr Dt 6,5) e di amare il nostro prossimo come noi stessi (Lev 19,18). Grazie !
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